Ultimo Viaggio

Terracotta - 2011

La scultura “l’ultimo viaggio” vuole rappresentare l’impronta che l’uomo ha lasciato nelle diverse civiltà che sono succedute fino ai giorni nostri.
Il lavoro vuole raccontare la storia di un viaggio, il viaggio dell’umanità intera. Il bisogno di lasciare le proprie sicurezze per andare alla ricerca del nuovo, di nuovi luoghi ove vivere e di nuove emozioni.

Al giorno d’oggi la presenza umana sempre più ingombrante, sta consumando lo stesso pianeta sul quale abita. Un po’ come fa il parassita ai danni dell’organismo vivente che lo ospita.
Ovviamente questa esposizione e l’interpretazione artistica, non vuole analizzare le innumerevoli varietà di fattori che potranno determinare tra miliardi di anni l’estinzione della vita e dello stesso pianeta.
Ho dunque raffigurato le parti più rappresentative delle diverse civiltà passate, collegandole fra loro da piccoli passi scolpiti nella creta, come segno di continuità ai giorni nostri.
L’excursus, partendo dall’uomo primitivo, arriva alla figura del viso di una donna bionda, disperata, accecata per le miserie umane, quali l’aumento incontrollato delle popolazioni, il sovraccarico dei sistemi ambientali e sociali, che hanno ormai fatto perdere la maggiore ricchezza umana, interiore, mentale e spirituale.

Il Middle Awash, è in Etiopia il luogo dove l’uomo alle attuali conoscenze, si è fermato per un tempo molto ampio, almeno sei milioni di anni.
In questa zona ad Aramis lungo il fiume Awash, a circa 30 km a nord del lago Yardi si è recuperato lo scheletro di una femmina, antico di 4,4 milioni di anni.
E’ attribuito alla specie Ardipitecus Ramidus, quindi un vero e proprio ominide.
E’ stato denominato Ardi ed è il rappresentante più arcaico della nostra famiglia umana.
Nella scultura Ardi viene rappresentato con un’ ascia in mano, anche se questo genere di mammifero risale ad un’ epoca più recente ma è simbologico dell’uomo primitivo.

Tra le civiltà più antiche troviamo quella degli Egizi.
Questa civiltà si è sviluppata nella striscia di terra che si distende lungo le rive del Nilo, tra le sue cataratte al confine con il Sudan fino al delta sul Mediterraneo.
I primi insediamenti lungo il Nilo risalgono almeno a 3500 a.C.
L’uomo ha opportunamente regolato il corso del fiume, con canali, dighe e bacini permettendo che le piene, altrimenti disastrose, portassero l’acqua nelle zone desertiche ottenendo così due raccolti annuali.
L’organizzazione di tutti questi manufatti per incanalare le acque ha sviluppato la necessità di dotarsi di strutture di controllo e manutenzione che ben presto portarono l’esigenza di disporre di una struttura centrale.
Dalla formazione dei primi capi locali, fino alla costituzione di una poliedrica organizzazione della quale il faraone ne era il capo assoluto.
Nella scultura la testa della regina Nefertari, una delle mogli di Ramses II, e le piramidi, sono state rappresentate come esempi di questa civiltà.

I Sumeri sono popolazioni che abitarono tra il Tigri e l’Eufrate.
Molto probabilmente questi popoli abitavano, intorno al 4000 a.C. sui monti a nord della Mesopotamia (Monti Zagros).
Intorno al 3700-3500 a.C. questa popolazione sarebbe scesa nella bassa Mesopotamia tra il Tigri e l’Eufrate.
Anche se la loro provenienza è ancora molto dubbia, si trattò sicuramente d’infiltrazioni nel territorio della Mesopotamia, graduale e lenta da parte di questi popoli.
Semplificando quindi possiamo dire che le culture che derivarono dall’integrazione con le popolazioni locali si possono etichettare come “Sumerica”.
La loro scrittura cuneiforme (scritta da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso) sembra aver preceduto ogni altra forma di scrittura codificata e comparve intorno al IV millennio a.C. La scrittura fu indispensabile per l’amministrazione delle nascenti “Città Stato”.
Le tavole di argilla venivano incise con uno stilo appuntito realizzando inizialmente logogrammi, cioè oggetti schematici degli oggetti citati, poi gradualmente scomposti in “cunei” fino ad arrivare ad avere 600 segni sillabici.
Si ritiene che i logogrammi, come gli ideogrammi di Uruk, possono essere la riproduzione di più antichi “gettoni di argilla” (lavorati per incisione) chiamati “Calculi” ed in uso fino dal 8000 a.C. con la funzione di permettere la memorizzazione delle diverse tipologie e delle quantità delle merci scambiate.
La scrittura cuneiforme venne nel tempo adottata da varie popolazioni di lingua diversa dal sumerico.
In tutta la Mesopotamia, in Assiria, in Anatolia e nell’attuale Palestina.
Accanto a questo sistema cuneiforme della Mesopotamia, si svilupparono in tutto il mondo altri diversi sistemi di scrittura, la scrittura geroglifica in Egitto, la scrittura linear A e B Minoica e Micenica, la scrittura della Valle dell’Indo e così via nei secoli successivi.
Nell’opera scultorea è stata rappresentata una tavola in argilla con la scrittura cuneiforme a rappresentare questa civiltà.

Proseguendo nell’esposizione delle culture antiche s’incontra la civiltà della “Valle dell’Indo” attualmente occupata dal Pakistan e dall’India.
Le origini risalgono agli albori della pratica dell’agricoltura e dell’allevamento nelle locali culture Neolitiche intorno al VII millennio a.C. e il sito meglio conosciuto di quest’epoca è Mehrgarh.
La civiltà della Valle dell’Indo è riconosciuta tra il 3300 a.C. e il 1300 a.C. anche se la fioritura è tra il 2600 a.C. e il 1900 a.C.
Questa civiltà è dunque fra le più antiche del mondo insieme con quella egizia e a quella mesopotamica, con la presenza di vere e proprie città e l’uso della scrittura ancora oggi non completamente decifrata.
Gli insediamenti sono stati trovati lungo il fiume Sarasvati e lungo la valle del fiume Indo, con un’estensione ad Ovest fino all’Iran, ad Est fino a Delhi, a Sud fino a Manarashtra e a Nord fino all’Himalaya.
Questa civiltà è anche conosciuta con il nome di “Harappa” dal nome del sito conosciuto.
Intorno al 2600 a.C. alcuni villaggi della civiltà Harappa antica si svilupparono in vere e proprie città, con reticoli di strade ed una pianificazione urbana per una popolazione probabile di 30.000 abitanti.
A differenza delle più antiche città della Mesopotamia e dell’Egitto, la civiltà di Harappa non sembra avere, almeno inizialmente, un potere centrale di tipo regale o sacerdotale.
Solo in seguito lo sviluppo della civiltà ha portato all’organizzazione di una struttura politica amministrativa fortemente accentrata nelle mani di un “Prete-Re”.
Intorno al 1900 a.C. alcuni eventi naturali, come quelli sismici, possono avere deviato fiumi venendo così a mancare la base del sostentamento agricolo e dell’allevamento.
La popolazione diminuì drasticamente e in breve tempo causò la fine di questa civiltà.
Nell’opera scultorea è stato rappresentato un toro, sia come segno della capacità di questa civiltà di addomesticare i bovini, sia come figura legata all’iconografia del “Dio cornuto” signore degli animali.
A volte il toro è associato ad una divinità femminile come la “dea madre”.

La storia della Cina basa le sue origini dai piccoli insediamenti sorti lungo le vallate del fiume Giallo (che è considerato la culla della civiltà cinese) e del fiume Azzurro.
Durante il neolitico, (intorno al 14000 a.C.) anche se il territorio era sicuramente stato abitato nel paleolitico inferiore dall’Homo Erectus circa 1,4 milioni di anni fa, la prima esauriente trattazione sulla storia della Cina inizia solo verso il 1300 a.C. con la descrizione dei 3 Augusti e 5 Imperatori.
L’imperatore Giallo Huang-Di (2698 a.C.-2599 a.C.) è accreditato come l’antenato di tutti i cinesi. Da allora tantissime dinastie sono succedute.
Il primo imperatore Qin Shi Huangdi (quello dell’esercito di terracotta di Xi’an) della dinastia Qin riunì tutti gli altri sei regni allora esistenti in Cina, con la forza, l’inganno e l’assassinio tra il 246 a.C. e il 206 a.C.
E’ colui che per difendersi dai “barbari” Hsiungnu collegò i vari pezzi della già esistente fortificazione ottenendo la Grande Muraglia.
Ancora oggi si continuano a trovare, fondamenta e tronconi intatti della Muraglia sepolti sotto la sabbia, come quello rinvenuto nell’agosto 2011, nel deserto del Gobi in Mongolia.
Ho quindi scolpito un tratto della Muraglia cinese proprio in rappresentanza di queste antiche culture.

La civiltà della “Valle del Supe” a 182 km a nord di Lima in Perù rappresenta con la sua città sacra di Caral la civiltà più antica del continente americano (3000 a.C. – 1600 a.C.).
Questa civiltà si sviluppa poco dopo la civiltà della Mesopotamia, dell’antico Egitto, della valle dell’Indo e della Cina. L’insediamento di Caral sembra diminuito repentinamente a seguito, molto probabilmente, di eventi catastrofici naturali.
La città sacra di Caral si estende su una superficie di almeno 60 ettari ed era interconnessa con altri importanti centri urbani e cerimoniali della costa, come Bandurria, Aspero e alcuni della sierra come Huaricoto e La Galgada nella valle del fiume Santa oltre ad altri centri presenti nella selva.
Nella scultura vengono quindi rappresentate alcune rovine del sito archeologico di Caral che è per ora considerato il più importante.

Le civiltà precolombiane che sorsero prima della colonizzazione europea delle Americhe avevano molte caratteristiche in comune.
Erano sedentarie, praticavano l’agricoltura ed erano organizzate in città con vere e proprie strutture gerarchiche.
Le diverse civiltà che si susseguirono nella mesoamerica furono, quella degli Olmechi che comparve improvvisamente intorno al 1500 a.C. come civiltà già all’apice dello sviluppo e scomparve altrettanto improvvisamente e misteriosamente verso il 400 a.C. quella dei Maya fra il 1500 a.C. e il 1000 a.C. ed altre come i Toltechi, i Zapotechi e gli Atzechi.
Nella scultura viene rappresentato il Re Pacal ritrovato come manufatto in pietra a Palenque e datato 600 a.C.
Viene inoltre scolpito sempre come rappresentativo della civiltà Maya, la tipica piramide a gradoni come quella di Chichen-itza.

I nostri giorni stanno indicando che siamo forse alle porte di un crollo mondiale, economico, finanziario, culturale, filosofico e spirituale, che da tempo è già imploso.
Sembra che l’attuale società voglia solo rispettare le leggi di comodo liberandosi di tutte le tutele e dei possibili controlli a prescindere dalle sue conseguenze devastanti per tutti i cittadini del mondo, a vantaggio di una strettissima minoranza.

La figura rappresentata dalla donna bionda con gli occhi chiusi ormai accecata da tutte le tristezze umane affiancata al palazzo delle Nazioni Unite, che rappresenta la globalità del mondo ormai senza speranza.
Da questo punto di disperazione si deve ripartire in cerca di ”nuovi eroi” dentro di noi.

La scultura schematizza alla base del globo la distruzione alla quale siamo arrivati, sintetizzando nel diluvio universale la morte dell’umanità (a sinistra) e la speranza di questa auspicabile rinascita di un “altro uomo” che sulle nuvole abbandona la terra metaforicamente (a destra), per ritrovarsi cambiato (le vesti bianche della purezza) e da qui ricostruire una governabilità globale più etica.

 

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